I Santi li “fabbrichiamo” qui da noi e poi li regaliamo alle altre citta’…

“Siamo una fabbrica dei santi e poi li regaliamo ad altre città…”
Monsignor Pasquale Maria Manolfi, parroco di San Gennaro, ha voluto ricordare, un po’ scherzando, alle persone più “distratte” come nel Sannio siano nati Giuseppe Moscati, Padre Pio da Pietrelcina, San Benedetto da Benevento ed appunto San Gennaro, nel giorno della ricorrenza onomastica di quest’ultimo.
Per la celebrazione della festa, nel pomeriggio, una folla di fedeli si è raccolta, partendo dalla parrocchia nella zona alta di Benevento, fino a quella che viene indicata, ma in verità con qualche flebile contestazione, come quella che fu l’abitazione del Santo.
Monsignor Mainolfi, che ha guidato la cerimonia religiosa, si è portato dinanzi al dipinto del Santo, patrono della Campania, posto nel cuore della città romana, a pochi passi da piazza Santa Maria, assieme al sindaco di Benevento, Clemente Mastella, presente alla cerimonia, con la fascia tricolore (in verità, a memoria, non ricordiamo, in epoca recente, altri sindaci presenti alla commemorazione) ed ha rilanciato, Mastella: “Assumo l’impegno di restaurare il dipinto”.
L’affresco, in verità, accusa i propri anni e soprattutto gli agenti atmosferici hanno poco scolorito l’opera: l’intenzione di farlo restaurare è, dunque, quanto mai opportuna.
Dopo un primo momento di raccoglimento c’è stato, quindi, l’omaggio floreale al Santo.
Poi il corteo delle auto, con le statue di San Pio e di San Gennaro, è ripartito alla volta della parrocchia di San Gennaro.
Qui monsignor Mainolfi ha sottolineato: “Il Sannio è stato abbracciato dalla santità”.
E’, quindi, partita la processione che, dalla sede parrocchiale, ha attraversato via Marmorale, via Salvator Rosa, via Vanvitelli, viale Mellusi e via De Caro.
“Il 19 settembre del 305 – ha detto monsignor Mainolfi – presso la solfatara di Pozzuoli, il primo vescovo storicamente certo di Benevento, Gennaro, insieme ai compagni di martirio, il diacono Festo ed il lettore Desiderio, tenne fede al nome dell’unico salvatore del mondo, Gesù Cristo, rifiutandosi di adorare come divinità l’imperatore Diocleziano.
Furono, per questo, condannati tutti e tre ad essere divorati dalle bestie, ma la tradizione dice che le belve, nel rispetto del Santo vescovo, non fecero alcuna lesione al loro corpo ed allora il carnefice provvide a decapitarli.
Una nobildonna del luogo, Eusebia, ne raccolse il sangue in alcune ampolle.
Queste ampolle sono appunto alla base di quello che, come è risaputo, viene definito il miracolo della liquefazione del sangue del vescovo San Gennaro il cui corpo è nel Duomo di Napoli ed il sangue, invece, nella cappella del tesoro a lui intestato”.
Il sindaco salutando i fedeli che hanno partecipato alla processione ha rimarcato: “Gennaro è un santo che resta nel cuore e va conservata la sua testimonianza di fede e di storia”.
Il servizio d’ordine è stato effettuato dalla Polizia Municipale.

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