Sarno: “La proposta delle Acli contro crisi e precarizzazione”.

“Il messaggio della Conferenza episcopale italiana per la ricorrenza del Primo maggio – afferma Mimmo Sarno, presidente provinciale delle Acli di Avellino, commentando il documento della commissione Problemi sociali e lavoro della Cei – chiama in causa tutti noi e pone la necessità non più rinviabile di un cambiamento di mentalità. Bisogna ripartire dal riconoscimento della sostenibilità del vivere per tutti, come esigenza e valore primario della società. Nessuno può essere escluso. C’è quindi bisogno di esperienze che rompano con la “globalizzazione del paradigma tecnocratico”, le cui politiche monetarie e di bilancio, costruite per rispondere ai grandi interessi finanziari, sono la causa principale della crisi del lavoro. La crisi economica che stiamo vivendo, come rilevano i vescovi, dà luogo ad una deriva del lavoro preoccupante, che mette in secondo piano dignità, diritti, salute.
Compete, pertanto, alla politica – prosegue Sarno – fermare questa deriva. Innanzitutto accogliendo la proposta avanzata nel messaggio di istituire uno strumento di contrasto alla povertà, che poggi su basi universalistiche e supporti le persone che hanno perso il lavoro. Un obiettivo che le Acli, all’interno dell’Alleanza contro la povertà e con il progetto del Reddito di inclusione sociale, considerano irrinunciabile ed urgente e chiedono al governo ed al parlamento di impegnarsi a realizzarlo sin dal prossimo anno.
Ma contemporaneamente è necessario dare risposte efficaci per costruire occupazione attraverso politiche espansive, reperendo risorse per un grande piano per il lavoro che investa sulla prevenzione dei rischi ambientali ed idrogeologici, sulle opere pubbliche strategiche per il Paese e valorizzando il patrimonio artistico e monumentale italiano e le eccellenze agroalimentari.
Il crescente divario tra il Mezzogiorno ed il resto d’Italia – conclude Sarno – costituisce un grande problema nazionale rispetto al quale il richiamo della Cei appare motivato: “colpisce e inquieta la mancanza di consapevolezza che il destino delle diverse aree del Paese non può essere disgiunto”. Osservazione che vale anche per ognuno degli stati che compongono l’Unione europea”.

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