Scarcerato Andrea Rame per decorrenza dei termini.

toga_avvocatoColpo di scena nel processo al clan Pagnozzi in corso di svolgimento a Napoli a carico di numerose persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, turbativa di asta, craking bancario, estorsione e falso. L’indagine riguarda precisamente la operatività del clan Pagnozzi a decorrere dall’anno 2010 all’anno 2012. La direzione distrettuale ipotizza che, in costanza della detenzione di Pagnozzi Domenico, soprannominato “ o professore”, la direzione del clan per gli affari nelle due province di Benevento ed Avellino, sarebbe passata al noto imprenditore edile Rame Andrea, di Montesarchio. Le imbasciate di Pagnozzi, colui che avrebbe messo su anche a Roma una mega associazione a delinquere, sarebbero giunte al Rame Andrea tramite la moglie del Pagnozzi, Rame Anna, zia dell’imprenditore. La ricostruzione accusatoria fu condivisa dal gip, dal Tribunale del riesame e dalla Suprema corte di cassazione. Numerosi risultavano i contatti tra l’imprenditore ed il boss, addirittura tramite un telefono “dedicato”, cioè un telefono utilizzato unicamente per le conversazioni tra il boss e l’imprenditore. Dopo un travagliato iter, circa un anno orsono, furono stati raggiunti dalla ordinanza di custodia cautelare, oltre ai due Rame, anche il commercialista sannita Fiore Umberto, un imprenditore del settore dello slot machine, Cavaiuolo Salvatore, ed un uomo di fiducia del clan, Silenti Ferdinando. Oltre ai citati detenuti, compaiono a piede libero per vari reati, altre sette persone. Le udienze precedenti erano state caratterizzate da eccezioni processuali ed approfondite discussioni svolte dal folto collegio difensivo, temi che avevano fortemente impegnato il giudice dell’udienza preliminare, dott. ssa Aschettino. L’originario ed unico procedimento si è diviso in due tronconi in quanto tutti coloro che erano in stato di detenzione, ad eccezione di Rame Andrea, avevano chiesto di essere giudicati con le forme del rito abbreviato. Ieri era fissata l’udienza per coloro che non avevano optato per il rito abbreviato. Nella tarda serata, dopo che l’imprenditore Rame aveva, innanzi allo sguardo attento del Giudice, garbatamente e diffusamente protestato la sua innocenza, allorquando il Palazzo di Giustizia era deserto, è intervenuta la decisione a sorpresa. Ha colto nel segno il cavillo sapientemente cercato dalla difesa di Rame Andrea , rappresentata dagli avvocati Dario Vannetiello del Foro di Napoli ed Alfredo Grasso del Foro di Benevento. Alla luce di un articolato calcolo offerto dalla difesa, L’autorità Giudiziaria ha dovuto prendere atto che il termine massimo di custodia cautelare per la fase delle indagini preliminari risultava scaduto. E così, proprio e solo l’imputato eccellente dell’inchiesta, al quale viene attribuito dai pubblici ministeri il ruolo di capo clan, ha potuto lasciare il carcere di Benevento, con l’effetto, assurdo, che, viceversa, gli altri affiliati rimangono detenuti. Le esigenze cautelari e la gravità delle accuse hanno indotto il Giudice ad applicare per ora al Rame Andrea il divieto di dimora nella regione Campania. Il prossimo appuntamento è fissato per il giorno 27 novembre, giorno nel quale il Giudice dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal P.M. nei confronti di coloro che hanno optato per il rito ordinario, oltre ad essere previste per la medesima data le richieste di condanna da parte del P.M. per coloro che scelto il rito abbreviato. Al processo sono interessati, tra gli altri, anche gli avvocati Sguera, Lombardi, Leone, Dello Iacovo, Chiummariello, Furgiuele e Maiello.

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