Scarcerato Biondillo Clemente, consigliere comunale San Felice a Cancello

Con la decisione assunta nella serata di ieri dal Tribunale di Napoli – ottava sezione riesame – le ipotesi accusatorie elevate nei confronti dell’imprenditore sanfeliciano Biondillo Clemente hanno subito un significativo ridimensionamento. Nonostante l’accusato si fosse avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio, i magistrati hanno condiviso le argomentazioni giuridiche devolute dagli avvocati Dario Vannetiello del Foro di Napoli e Clemente Crisci del Foro di Santa Maria Capua Vetere. L’udienza si è protratta per molte ore in quanto i magistrati del riesame sono stati costretti a sospendere l’udienza al fine di decidere una spinosa questione giuridica sollevata dall’avvocato Dario Vannetiello attinente alla inutilizzabilità di larga parte delle intercettazioni ambientali e telefoniche, le quali costituiscono la principale fonte di prova a carico di Biondillo e delle altre persone coinvolte nell’inchiesta che ha fatto tanto scalpore nella Regione Campania. Molto articolato è il dispositivo adottato dal Tribunale. Su plurimi aspetti le imputazioni sono stati incrinate dalle tesi difensive. Infatti, il Tribunale ha escluso sia l’aggravante mafiosa contestata con riferimento al reato di associazione a delinquere. È stata anche condivisa la linea difensiva che puntava a dimostrare che il reato di corruzione non era giunto a compimento atteso che l’appalto pari ad 80 milioni di euro, afferente alla zona industriale del Comune di San Felice a Cancello, non era stato aggiudicato da una delle ditte facenti capo al clan Zagaria. L’ulteriore punto che ha contribuito ad erodere l’ipotesi accusatoria è rappresentato dall’aver il Tribunale del riesame escluso che Biondillo avesse rivelato ad Antonio Zagaria, fratello del più noto capoclan Michele, i segreti dell’ufficio del Comune di San Felice a Cancello onde favorire le imprese vicine ai casalesi.
E così, grazie ai nuovi approdi a cui è giunto il Tribunale, nonostante il ruolo di primo piano che Biondillo avrebbe ricoperto all’interno della vasta inchiesta, intorno alla mezzanotte, si sono aperte le porte della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere ove era recluso, consentendo il ritorno del politico – imprenditore presso la sua abitazione di San Felice a Cancello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*