Traffico di droga nel Sannio. Operazione Forever: ai domiciliari Pugliese Aldo

Nella tarda serata di ieri, Pugliese Aldo, 26 anni, di Ceppaloni, ha lasciato il carcere di Napoli-Poggioreale in accoglimento della richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale, l’avv. Valeria Verrusio al Gip di Napoli – Dott. Federica Colucci – . Il giovane pregiudicato sannita, era stato tratto in arresto lo scorso 20 luglio nell’ambito dell’operazione “Forever”, inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale di Napoli che, nei mesi scorsi, ha consentito di sgominare una poderosa organizzazione criminale operante in Benevento e provincia, dedita al traffico di stupefacenti.
In particolare, il Pugliese, secondo gli inquirenti, oltre ad essersi reso responsabile di un numero impressionante di cessioni di stupefacente, avrebbe svolto il ruolo di “chimico” per la banda criminale del capoluogo sannita. Come si ricorderà, erano state diciotto le persone tratte in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip partenopeo .
Servizi di pedinamento, sequestri di droga, intercettazioni ambientali e telefoniche avevano consentito di disegnare vertici e compiti di una estesa associazione per delinquere finalizzata all’approvvigionamento ed allo spaccio di cocaina, crack, eroina, marijuana ed hashish. Droga comprata tra Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli e poi piazzata nel capoluogo sannita. Tutto aveva inizio nel 2013 con l’incendio doloso dell’auto di un noto pregiudicato locale; l’episodio ha, così, indirizzato le indagini della Squadra Mobile di Beneveto prima e della DDA di Napoli poi, nell´ambito del regolamento di conti per il controllo delle piazze di spaccio di Benevento, tra esponenti della malavita sannita. Secondo gli inquirenti, il capo dell´associazione, nonostante fosse agli arresti domiciliari, era riuscito ad organizzare una fitta rete di pusher, di volta in volta sostituiti in caso di arresto; l’uomo avrebbe esercitato azioni intimidatorie violente, nei confronti dei rivali o dei suoi stessi “collaboratori” se questi avessero disatteso gli ordini. Analoghi “trattamenti” erano riservati anche ai clienti morosi. Le perquisizioni scattate all’alba del 20 luglio scorso avevano consentito di accertare che la banda disponeva anche di armi da fuoco, tanto che erano state rinvenute e sequestrate 4 pistole con matricola abrasa con relativo munizionamento ed una mitraglietta. Il capo dell´organizzazione, per sfuggire alla cattura, aveva creato una sorta di angusto bunker.  Il giro di droga, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe fruttato somme ingenti, circa 50 mila euro settimanali.

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