“Tutti i libri del mondo non valgono una carezza”, di mons.Pasquale Maria Mainolfi.

Il regista Ermanno Olmi, nel film del 2007 “Cento Chiodi”, fa dire al protagonista, un giovane attraente ed affermato professore universitario di filosofia, verso la fine del film, queste parole: «Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico», ma aveva già spiegato ad una studentessa indiana che: «C’è più verità in una carezza che nei libri». In questo film, il Regista cattolico nato a Bergamo nel 1931, figlio di ferroviere, Ermanno Olmi, inoltre afferma: «L’unica vera rivoluzione dell’Occidente è stata quella di Cristo ma credo che tutti i conformismi, religiosi, politici, scientifici, culturali servono a nascondere un’ambiguità: si fanno affermazioni categoriche che non corrispondono a ciò che davvero si pensa. Le Religioni non hanno mai salvato il mondo… l’unica regola che rimane valida dopo il tramonto di tutte le ideologie, è: volersi bene». Il Cristianesimo, infatti, non è una religione, non è una filosofia, non è una dottrina, non è una morale (c’è infatti anche una morale laica); il Cristianesimo è incontro con Cristo, è notizia, annuncio, e testimonianza dell’Amore Misericordioso di Dio per l’uomo. Dio è Creatore del Macrocosmo e del Microcosmo.
L’armonia cosmica del Macrocosmo reca le Vestigia Dei; il Microcosmo, cioè l’uomo, reca la Imago Dei (Res Cogitans, Res Volens, Res Amans!). Mentre, per Cicerone, la Religio reclama il Sacerdos e il Pontifex, Gesù di Nazaret invece “rompe” con il concetto di “religione ufficiale”: sacerdoti, sinedrio, potere, riti, regole, tradizioni, il “sabato” e il “tempio” (con i mercanti e i cambiavalute). E’ interessante sapere che, secondo alcune proiezioni statistiche, nel 2080 la Germania sarà popolata da 10 milioni di tedeschi e 50 milioni di afro-asiatici. Secondo il Prof. Antonio Golini (Catanzaro 1937), già Presidente dell’ISTAT, uno dei più famosi demografi europei, tra 50 anni 5 regioni italiane saranno deserte perché non vi sono nascite: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Piemonte… a seguire, poi, Toscana e Campania… verranno abitate da altri popoli dell’Africa e dell’Asia. Avremo cittadini italiani di pelle bianca, rossa, gialla, nera, insieme a cristiani, buddhisti, musulmani, induisti. Ma educazione e famiglia risultano ancora una volta il primo problema del mondo, una priorità di cui devono farsi carico sinergicamente le istituzioni civili e religiose se si vuole una società in armonia pur nella disomogeneità culturale, etnica e religiosa dei cittadini. Occorre promuovere la famiglia quale elemento primario di società per avere una società-famiglia per i cittadini ed occorre promuovere l’educazione, cioè la formazione dei cittadini per costruire una società civile, matura, rispettosa dell’altro, in armonia. Mio padre, operaio, a noi 7 figli ha sempre detto: «La ricchezza di noi poveri è la coscienza pulita. Rispettate ogni persona che incontrate. Non fate soffrire nessuno». Sono questi gli eterni e intramontabili valori del Vangelo, della religione cristiana, calati nel vissuto sociale e relazionale. Ma ora che l’unità nazionale pare si tenga in piedi solo intorno al tifo per il pallone, cosa ne sarà della Nazione? Il CNR ha asserito che nel 2050 gli italiani saranno appena 35 milioni, dai 56 milioni che erano pochi anni fa, e, per giunta, la metà sarà composta da ultrasessantenni. L’Italia, quindi, dovrà essere ripopolata. Oggi tre mostri affliggono l’Italia: Califfo (islam), Robespierre (laicismo) e Frankenstein (gender). L’Islam, che ci invade con l’immigrazione rispondente al vecchio sogno di conquistare l’Europa e di convertirne gli “infedeli”, porta con se una cultura diametralmente opposta a quella occidentale: harem, matrimonio poligamico, condizione servile della donna con il chador sul viso persino a scuola e fanatismo religioso che si impone con la “sharìa” senza escludere la “jihad” (guerra santa), costituisce un problema serio per la nostra identità e consistenza nazionale! Sono un convinto assertore della “convivialità delle differenze” ma il problema rimane serio e attuale per via del sostanziale rifiuto di una vera e conviviale integrazione nella società italiana di gran parte degli immigrati islamisti i quali tendono a restare circoscritti nel perimetro del loro ambito religioso, sociale e culturale, diffidenti, se non addirittura riottosi, ad ogni apertura al mondo occidentale. Il problema, però, che si pone con urgenza, ed è il primo fra tutti, si chiama educazione! Occorre trasmettere ai nostri ragazzi 5 cose, anzi 5 valori:
1. la capacità dello stupore;
2. la curiosità per il sapere;
3. il senso della pietà e della misericordia;
4. il senso del futuro (prepararsi al futuro perché a partire dagli 11 ai 14 anni si decide il futuro);
5. il dono di una famiglia pacifica e l’amore alla vita (dopo il tragico XX secolo, il secolo di Caino).
In una parola, che faccia da sintesi, occorre educare tutti alla bellezza, facendo nostra la convinzione di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo». La bellezza di cui parlo non è però la bellezza seducente, che distoglie ed allontana dalla vera meta cui tende il nostro cuore inquieto. E’ invece la “bellezza tanto antica e tanto nuova”, che Agostino confessa come oggetto del suo amore purificato dalla conversione: la bellezza di Dio. E’ la bellezza che caratterizza il Buon Pastore che ci guida con fermezza e tenerezza sulle vie di Dio, che è detto dal Vangelo di Giovanni: «Il Pastore bello, che dà la vita per le sue pecore» (Gv 10,11). E’ la bellezza cui fa riferimento Francesco d’Assisi nelle “Lodi al Dio altissimo” quando invoca l’Eterno dicendo: «Tu sei bellezza!». E’ la bellezza di cui ha scritto San Giovanni Paolo II nella “Lettera agli artisti”, affermando: «Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella… la bellezza è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza» (n. 3). E’ la bellezza di fronte alla quale “l’animo avverte una certa nobile elevazione al di sopra della semplice predisposizione al piacere sensibile” (Immanuel Kant, Critica del giudizio, $9). Nell’attuale deserto dei valori bisogna tornare a parlare di gloria, splendore, fascino, gioia, dolore, dedizione e amore, per essere pronti ad uscire da noi stessi e mettersi in gioco nella partita della vita con luminosa scioltezza. Bisogna parlare, scrivere, suonare, comporre con un cuore carico di amore compassionevole per irradiare ovunque la bellezza! Così occorre fare, pur sapendo che ora l’uomo non è più come è uscito dalle mani di Dio:
natura integra (capolavoro);
natura caduta (peccatore);
natura redenta (fragilità che lotta tra l’Angelo e la Bestia che è in noi);
mysterium iniquitatis (peccato dell’uomo che si ribella a Dio);
mysterium o sacramentum pietatis (misericordia di Dio che redime l’uomo).
Con il peccato, ferimento della natura umana. tutto il bene naturale dell’uomo venne “in deterius commutatus”. Le forze dell’uomo non sono corrotte ma sminuite.
“Vulnera naturae”:
1. Malizia: inclinazione o volontà al male;
2. Ignoranza: intelligenza intorpidita nella conoscenza morale;
3. Infirmitas: debolezza davanti allo sforzo richiesto per compiere le buone opere;
4. Concupiscenza: desiderio disordinato di godimento.
La Grazia: risana la nostra natura, pur senza cancellarne totalmente le ferite. Nella “natura integra” c’era solo una naturale possibilità di peccare. Nella “natura caduta” questa naturale possibilità è divenuta inclinazione al peccato (Rm 7, 15-19). Nella “natura integra” l’uomo possedeva i doni preternaturali, doni oltre (praeter) quelli naturali, superiori alla natura, non più restituiti dalla Redenzione:
1. Integrità: rettitudine nel giudicare il bene e il male;
2. Immortalità: immunità dalla morte;
3. Scienza: immunità dall’ignoranza;
4. Impassibilità: immunità dal dolore.
La vita è dunque un combattimento tra l’angelo e la bestia che sono presenti dentro ciascuno di noi. Un fatto è certo: se amiamo la Luce, in noi vincerà l’Amore.

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