Vignola-Biancardi, sfida con tante incognite.

Non sarà certo la possibilità di poter diventare presidente della comunità montana a spingere, gli amministratori del Partenio, a votare a favore o contro Domenico Biancardi, come presidente della provincia di Avellino. I numeri ,la frammentazione politica e partitica non consentono a nessuno di poter opzionare una carica che, se anche non ha una indennità economica, ha comunque una forte valenza politica ed amministrativa. Del resto, lo stesso Biancardi, è riuscito ad ottenere la candidatura a presidente della provincia di Avellino, grazie alla crescita politica che ha avuto da numero uno della Partenio/Vallo Lauro. Stiamo parlando dell’ente montano che come estensione territoriale e come numero di comuni, è il più grande della Campania. Ne fanno parte ben 24 comuni, di tre province, Avellino, Benevento ed anche un paese in provincia di Napoli. Per essere eletti presidente ci vogliono 13 voti dei sindaci o dei loro delegati. Un consenso che può essere guadagnato solo sul campo, al di là dell’appartenenza politica, visto che queste amministrazioni sono rette da maggioranze, elette in liste civiche. . Certo, visto che Biancardi è il sindaco di Avella, nel caso dovesse essere eletto numero uno di palazzo Caracciolo, lasciando la presidenza dell’ente montano, per un riequilibrio territoriale, questa dovrebbe andare ad un amministratore del Partenio, ma si potrà solo guadagnare sul campo, Non esistono altri modi. Così, il gap che potrebbe avere Michele Vignola da queste parti, per questo argomento specifico, si dovrebbe annullare. I motivi che spingeranno i sindaci e gli amministratori a scegliere o l’uno o l’altro, sono altri e restano una incognita.

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