Voto libero, una questione politica

Mastella e De Caro, con indiscussa autorevolezza e competenza, sul rischio del voto “condizionato”, si sono scontrati in una surreale competizione a chi ha avuto o ha le frequentazioni peggiori con personaggi politici, coinvolti in vicende di corruzione elettorale.
La guerra dei comunicati, la reciproca convenienza alla bipolarizzazione del confronto elettorale e il tentativo di ridurre la questione del voto “condizionato” al pagamento di bollette, al “tanto al voto”, alle schede telefoniche. Insomma a quei sistemi ben noti, soprattutto a chi, come noi, li ha dovuti costantemente subire.
Mastella e De Caro si sono ben guardati dall’affrontare la questione sul terreno prevalentemente politico, forse perché consapevoli di essere improponibili come moralizzatori.
Il voto “condizionato” è il voto controllato, il voto contrattato, il voto intermediato, il voto costruito sulle aspettative, della promessa di cosa futura.
C’è una forte di condizionamento a monte. Nella fase più acuta della crisi della democrazia rappresentativa, dell’impegno ideologico e delle forme della partecipazione, è difficile pensare che oltre cinquecento persone si candidino perché folgorati sulla via della politica.
Quando si punta al controllo preferenziale, con il gioco delle coppie fisse o con ben individuati sponsor esterni, che pensano in questo modo di coprire la vergogna dell’opportunismo e del trasformismo, ci troviamo di fronte a una chiara responsabilità della politica. Così come quando si utilizza la leva del potere e la forza di persuasione del denaro.
Il voto libero è il voto informato e consapevole, quando più forte è l’opinione, tanto più debole è il voto condizionato. Ma perché ciò accada, è indispensabile l’ariosità del dibattito pubblico, la circolazione delle idee, il confronto delle proposte programmatiche. Esattamente l’inverso di una campagna elettorale fondata sulla circolazione dei santini, sugli inguardabili 6×3 e sugli ammiccamenti clientelari.
Infine, non è credibile, sulla richiesta di trasparenza e di voto pulito, chi rifugge sistematicamente il confronto pubblico con gli altri candidati. Non solo perché evita di rispondere a un diritto dei cittadini, ma perché mostra timore e debolezza. Un candidato autorevole, che ha padronanza dei problemi, la cerca la sfida, lo invoca il confronto. Quando non la fa, si autorimpicciolisce e diventa una sorta di ventriloquo dello spin-doctor o dell’addetto stampa. Forse perché ritiene che la città sia diventata strapaese e che, dunque, basti ostentare l’amicalità con i poteri forti e con qualche intellettuale in funzione di chierico.

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