La Pace, Imperativo Irrinunciabile per Israele e Palestina

La Pace, Imperativo Irrinunciabile per Israele e Palestina

L’annoso conflitto nella regione ha nuovamente subito un’intensa recrudescenza nelle scorse settimane, riportando alla ribalta globale una crisi mai veramente risolta. Similmente a quanto accaduto sette anni fa, Hamas ha ripreso il lancio di razzi verso il territorio israeliano, provocando la risposta di Israele con bombardamenti sulla Striscia di Gaza. L’ultima ondata di violenza ha tragicamente causato la morte di 82 palestinesi e 6 israeliani, con 115 tra bambini e adolescenti annoverati tra i feriti.

Personalmente, addentrarsi nella complessa e, a mio avviso, talvolta incomprensibile situazione geo-socio-politica attuale risulta arduo. Questo scenario intricato solleva interrogativi profondi e angoscianti, privi di facili soluzioni: come definire i confini di un potenziale Stato palestinese, come risolvere lo status politico della città di Gerusalemme, come assicurare una pacifica coesistenza per entrambe le entità e come gestire le aspirazioni dei profughi palestinesi a fare ritorno alle proprie radici.

Tuttavia, si può ragionevolmente presumere che la persistente violenza che affligge la Palestina tragga origine principalmente dall’occupazione dei Territori palestinesi da parte di Israele, conseguente alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, azioni che si pongono in contrasto con le Risoluzioni ONU 242 e 181. Oltre a questa questione fondamentale, si registrano quotidianamente episodi quali l’arresto di palestinesi, inclusi minori, la demolizione di abitazioni e la negazione sistematica di diritti basilari ai palestinesi: alla libertà, a una terra, all’indipendenza e alla dignità.

Parlando da una prospettiva di semplice buon senso, l’unica alternativa equilibrata e praticabile sembra essere la pacifica coesistenza di due stati e due popoli distinti. L’obiettivo primario di tale assetto deve essere la cessazione della guerra e dei dissidi interni che, finora, hanno generato solo cicli interminabili di reciproca distruzione e incalcolabili perdite di vite umane.

La controversa barriera, spesso definita Muro della Vergogna o Muro dell’Apartheid – completa di numerosi posti di blocco – eretta da Israele con l’obiettivo dichiarato di prevenire attacchi suicidi sul suo territorio, richiede una demolizione immediata. Questa imponente struttura, particolarmente visibile nei pressi di Betlemme, è ben più di un mero ostacolo fisico; essa si erge come una minaccia costante per le popolazioni della Terra Santa e funge da potente simbolo di profonda divisione, contrapposizione, paura pervasiva, rancori radicati e odio amaro.

Ciò che è veramente necessario, al contrario, è la coltivazione di una relazione basata sul dialogo e su un impegno costruttivo. L’umanità ha un disperato bisogno di individui che fungano da veri architetti e promotori di pace. Dobbiamo rifiutare con fermezza coloro che fomentano la guerra. In ultima analisi, l’onere di questa cruciale scelta di coscienza ricade sui rispettivi leader di entrambe le parti.