Il Messaggio della Priora: La Santità di Santa Rita Vive Nelle ‘Donne Esempio’ del 22 Maggio
Il perdono, l’amore incondizionato e il servizio disinteressato verso la propria famiglia e la comunità: questi sono i valori fondamentali che uniscono le tre donne insignite del prestigioso Riconoscimento Internazionale Santa Rita. La cerimonia di premiazione si è svolta oggi pomeriggio, alle ore 17:30, presso la Basilica di Cascia, inaugurata da un significativo intervento.
Suor Maria Rosa Bernardinis, Priora del Monastero di Santa Rita da Cascia, ha aperto l’evento con il suo toccante messaggio. Ha sottolineato come le vicende personali di queste donne riflettano il valore profondo della Festa di Santa Rita. “È un’occasione davvero speciale,” ha dichiarato, “che, rievocando la sua esistenza e i suoi insegnamenti, ci esorta a diventare, nel qui e ora, autentici testimoni della sua santità. Ciò significa che è nostro dovere primario garantire che il messaggio di Rita rimanga potente e vibrante attraverso di noi.” La Priora ha insistito sull’importanza di integrare l’amore, il perdono, il dialogo, la speranza e l’umiltà – virtù seminate da Santa Rita nel corso dei secoli – nelle nostre azioni quotidiane. “Lei ci invita a raccogliere e coltivare questi semi preziosi e a continuare a diffonderli in nome di Dio,” ha aggiunto. “Perché il vero prodigio di Rita risiede nel portare questa benedizione nelle nostre esistenze e, tramite noi, in quelle di chi ci sta accanto. Solo così, la sua ricorrenza diventerà la nostra festa.”
La consegna della pergamena, emblema del Riconoscimento, è stata affidata a Padre Alejandro Moral Antón, Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino.
Istituito nel 1988, il Riconoscimento Internazionale Santa Rita celebra annualmente donne di ogni età, condizione sociale, provenienza geografica e credo religioso che, incarnando le virtù ritate, si ergono a modelli universali. Queste figure sono affettuosamente definite “Donne di Rita” in quanto, proprio come la Santa, si sono distinte per scelte di vita e opere che emanano un’aura di sacralità. L’obiettivo dell’iniziativa è dimostrare al mondo che è concretamente possibile vivere secondo gli ideali che hanno guidato l’esistenza di Santa Rita, con un’enfasi particolare sul perdono e sull’amore.
Le toccanti storie delle tre donne premiate sono state presentate da Tiziana Campisi, giornalista di Vatican News-Radio Vaticana, che ha illustrato le motivazioni ufficiali:
* **Geltrude Garrisi, nota come Gina, originaria di Caltabellotta (Agrigento):** È stata premiata per aver accolto con incondizionato amore e accettazione la nascita di una figlia lungamente attesa, affetta da una grave patologia genetica. La profonda devozione di Gina a Santa Rita le ha infuso la forza necessaria per affrontare la sua missione di madre, trovando conforto e guida soprattutto nella preghiera e nella vicinanza al Signore. La sua resilienza la rende oggi un faro di conforto e speranza per innumerevoli madri che quotidianamente si confrontano con la sofferenza dei propri figli.
* **Anna Lorenza Gorla Ambrosoli, per tutti Annalori, da Milano:** Ha ricevuto il Riconoscimento Internazionale Santa Rita per la sua straordinaria capacità di trasformare una dolorosa esperienza personale e familiare in un impegno concreto e proattivo per la costruzione del bene comune. L’assassinio del marito, Giorgio Ambrosoli – un uomo di Stato integerrimo, professionista schivo e incorruttibile – è diventato per lei un seme di bene. Attraverso decenni di instancabile attività sociale (oltre 40 anni), Annalori ha contribuito a edificare un’Italia fondata sui principi di giustizia ed equità sociale, tramandando la preziosa eredità morale del marito non solo ai suoi figli, ma anche alle generazioni future.
* **Monika Kornecka, proveniente da Cracovia (Polonia):** Il suo riconoscimento è motivato dal fatto che, sull’esempio di Santa Rita, ha perdonato senza alcuna esitazione l’assassino di suo figlio, respingendo fin da subito le ondate di richieste di vendetta e di odio che si stavano diffondendo sul web e coinvolgendo la sua famiglia. Il suo perdono non è rimasto un’intenzione, ma si è fatto carne attraverso la preghiera costante per la conversione dell’omicida e manifestazioni tangibili di vicinanza, anche durante la sua detenzione. Questo percorso di misericordia si è ulteriormente arricchito con la sua decisione di dedicarsi alla cura di bambini sofferenti e terminali, rendendo così la sua maternità un atto di fecondità e dedizione ancora più profondo.
