Famiglia nel bosco, il super testimone ha parlato delle condizioni dei bambini: così non possono vivere | Preoccupazione altissima

Famiglia nel bosco, il super testimone ha parlato delle condizioni dei bambini: così non possono vivere | Preoccupazione altissima

famiglia_nel_bosco_-_testimonianza_clamorosa_-_retesei.it

Le parole della sorella di Catherine Birmingham raccontano un quadro drammatico: i bambini in comunità, la madre sorvegliata e un padre allo stremo.

La vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco continua a scuotere l’opinione pubblica italiana e internazionale. Una storia fatta di scelte di vita alternative, interventi dei servizi sociali, polemiche politiche e ora una nuova, pesantissima testimonianza che getta un’ulteriore luce sulla situazione attuale dei tre bambini. In un caso già segnato da tensioni, ricorsi e dichiarazioni contrastanti, le parole di un familiare diretto arrivano come un vero terremoto: a parlare è Sharlene, sorella di Catherine Birmingham, la madre dei piccoli.

La famiglia, composta da Catherine (australiana con cittadinanza maltese), dal compagno britannico Nathan Trevallion e dai loro tre figli, viveva dal 2021 in una casa immersa nei boschi di Palmoli, in Abruzzo, seguendo uno stile di vita completamente off-grid: niente elettricità tradizionale, niente acqua corrente, progetti di autoproduzione e istruzione parentale per i bambini di 8 e 6 anni. Una scelta radicale che aveva suscitato critiche e controlli, fino al provvedimento con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso l’allontanamento dei minori.

Il racconto della zia: “Trattati come criminali, la situazione è devastante”

Secondo quanto riferito da Sharlene al Daily Mail, la situazione attuale sarebbe molto più traumatica di quanto emerso finora. I tre piccoli si trovano oggi in una comunità protetta di Vasto, a seguito della decisione dei giudici. La madre può incontrarli, ma con limiti severissimi: «Catherine può vederli, ma non può dormire con loro», racconta la zia.

La donna descrive il luogo in cui sono stati collocati come un ambiente distante anni luce dalla vita tranquilla e immersa nella natura a cui i bambini erano abituati: «Sono stati messi in una specie di casa dove ci sono solo assistenti sociali. I bambini stanno al piano di sotto e Catherine in una stanza al piano di sopra, sotto sorveglianza». Sharlene parla di piccoli disorientati e impauriti, con uno «sguardo di choc» al momento dell’incontro.

Il racconto aggiunge ulteriori dettagli sulle condizioni psicologiche della famiglia: «Il posto a Vasto è recintato, è un istituto, molto diverso dalla tranquillità a cui sono abituati». E sul padre, Nathan, la zia riferisce una condizione di evidente sofferenza: «Sembra che non dorma da una settimana».

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Cosa significa questa testimonianza per il caso e quali scenari si aprono

La testimonianza di Sharlene arriva in un momento cruciale e potrebbe influenzare la percezione pubblica e mediatica del caso, già segnato da divisioni profonde. Finora il dibattito si era concentrato sulla vita off-grid, sull’idoneità dell’abitazione e sulla gestione dell’istruzione dei figli, ma le parole della zia spostano l’attenzione sul benessere emotivo dei bambini e sulle condizioni della loro attuale collocazione.

Il racconto della familiare non modifica l’iter giudiziario, ma aggiunge elementi importanti per comprendere il clima di tensione che circonda la coppia e l’impatto che le decisioni istituzionali stanno avendo sui minori. Nelle prossime settimane Sharlene arriverà in Italia per sostenere la sorella, mentre prosegue la battaglia legale della famiglia, decisa a riottenere la custodia dei figli.

Intanto il caso continua a rimbalzare tra media italiani e stranieri, alimentato da testimonianze, risposte istituzionali e un’opinione pubblica profondamente divisa. Una vicenda che, tra domande irrisolte e nuove rivelazioni, appare ancora lontana da una conclusione e continua a interrogare il Paese sul delicato equilibrio tra libertà familiari, tutela dei minori e scelte di vita alternative.