Busta paga, arrivano gli aumenti obbligatori ma poco per volta | Ecco quanto inizieranno a pagarti da domani

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Al via a dicembre le trattative per il Ccnl 2025-2027: previsto un aumento complessivo di 158 euro lordi al mese per le Funzioni centrali, distribuito in tre anni.

Il rinnovo del contratto collettivo degli statali entra finalmente nella fase operativa con un calendario che, questa volta, promette tempi più rapidi rispetto al passato. Dopo anni di negoziati lenti e firme arrivate a Ccnl già formalmente scaduti, il nuovo contratto 2025-2027 si prepara a partire con una tabella di marcia serrata. I numeri messi sul tavolo sono importanti: per i dipendenti delle Funzioni centrali – ministeri, agenzie fiscali, Inps, Inail e altri enti – la previsione è di un aumento complessivo pari a 158 euro lordi al mese, distribuito gradualmente nell’arco del triennio. In termini percentuali, si parla di un incremento del 5,4% sulla retribuzione attuale.

L’avvio delle trattative è atteso per dicembre, quando sindacati e Aran, l’agenzia che rappresenta lo Stato nella negoziazione, si troveranno finalmente allo stesso tavolo. Un percorso accelerato voluto dal Governo Meloni e in particolare dal ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che da mesi rivendica la necessità di riallineare i rinnovi dei contratti ai tempi della vita reale, evitando di arrivare con anni di ritardo rispetto alle esigenze dei lavoratori pubblici.

Nel dettaglio, il nuovo contratto prevede una crescita progressiva degli stipendi. Il primo step partirà nel 2025 con un aumento di 52 euro lordi mensili. La cifra salirà a 105 euro nel 2026, fino a raggiungere i 158 euro nel 2027. Una distribuzione pensata per accompagnare il ciclo economico dei prossimi anni e calibrata sulle previsioni d’inflazione, che per il triennio dovrebbe attestarsi attorno all’1,8% annuo.

Questi incrementi si aggiungono al +6% ottenuto con il Ccnl 2022-2024, firmato a fine gennaio di quest’anno. L’obiettivo dichiarato del governo è rendere più stabile e prevedibile il percorso di adeguamento delle retribuzioni pubbliche, evitando i vuoti contrattuali che negli anni scorsi hanno penalizzato centinaia di migliaia di dipendenti statali.

Inflazione, risorse limitate e margini stretti nei negoziati

Nonostante la volontà politica di accelerare i rinnovi, la questione economica resta il punto più critico. Le risorse già stanziate non sembrano destinate ad aumentare, come confermato anche dall’esperienza dei contratti precedenti. Per Cgil e Uil, questi fondi non sono sufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto registrata negli anni più difficili della crisi inflattiva: tra il 2022 e il 2023 i prezzi sono cresciuti di 13,8%, un livello che gli aumenti previsti non riusciranno del tutto a recuperare.

Anche per questo, oltre al capitolo economico, i sindacati punteranno con forza sulle misure non monetarie: welfare integrativo, formazione, progressioni di carriera e strumenti di conciliazione vita-lavoro. Temi diventati essenziali soprattutto per i settori che negli ultimi anni hanno sofferto carichi di lavoro elevati, carenze di organico e modalità operative sempre più complesse.

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Non solo Funzioni centrali: Sanità, enti locali e scuola in arrivo

Il rinnovo delle Funzioni centrali sarà il primo a partire, ma non l’unico. A gennaio dovrebbe aprirsi la trattativa per il nuovo contratto della Sanità, per cui sono già stati stanziati fondi che prevedono aumenti fino a 184 euro lordi al mese distribuiti nel triennio. Successivamente toccherà agli enti locali e al comparto scuola, che si trova ancora nella fase di pre-intesa per il Ccnl 2022-2024.

Il ciclo contrattuale 2025-2027 si annuncia quindi molto intenso, con l’obiettivo di riportare ordine e regolarità nel mondo del pubblico impiego. Ma, soprattutto, di dare ai lavoratori segnali concreti in un periodo in cui il peso dell’inflazione ha inciso profondamente sulla vita quotidiana e sulla capacità di spesa delle famiglie.

L’aumento da 158 euro mensili rappresenta dunque un primo passo: non sufficiente a chiudere definitivamente il divario con il costo della vita, ma fondamentale per rimettere in moto un meccanismo contrattuale troppo spesso bloccato. Le prossime settimane diranno se i margini di mediazione riusciranno a garantire qualcosa in più rispetto alle cifre iniziali, o se l’intesa si manterrà rigidamente dentro i confini economici già stabiliti.