Campania: L’Appello per il Ritorno Totale in Classe con i Test Salivari Molecolari

Campania: L’Appello per il Ritorno Totale in Classe con i Test Salivari Molecolari

Il collettivo “Scuole aperte Campania”, rappresentando una rete nazionale di genitori, studenti ed educatori (“Rete Nazionale Scuola in Presenza”) impegnati per il pieno ritorno in aula, ha recentemente recapitato una lettera congiunta a figure chiave. Tra i destinatari figurano Vincenzo De Luca (Presidente della Regione Campania), Lucia Fortini (Assessore Regionale all’Istruzione), oltre a diversi esponenti governativi e membri del Comitato Tecnico Scientifico (CTS). La loro richiesta è perentoria: ogni Regione deve impiegare ogni risorsa disponibile per garantire l’ampia diffusione dei test salivari molecolari.

Questi test, precisi e non invasivi, sono efficaci su individui a partire dagli otto mesi di età e possono rivoluzionare la diagnostica, estendendosi non solo alla popolazione scolastica ma potenzialmente all’intera cittadinanza. Il fondamento di questa richiesta è plurimo:

* **Copertura Ampia e Comfort:** I tamponi salivari permettono di esaminare un vasto numero di persone in modo efficiente e confortevole, rappresentando un’alternativa superiore ai tamponi nasofaringei per la loro facilità di somministrazione.
* **Accesso Diffuso:** La loro distribuzione capillare presso enti sanitari locali (ASL, ULS, strutture ospedaliere), medici di base, pediatri convenzionati, farmacie e laboratori di analisi, consentirebbe a ciascuno di accedervi, indipendentemente dal contesto di un potenziale focolaio.
* **Efficienza Economica e Risparmio di Risorse Umane:** L’adozione di questi test porterebbe a un’importante ottimizzazione dei costi associati al tracciamento del SARS-CoV-2. Pur richiedendo l’analisi in laboratorio, possono essere prelevati anche senza l’ausilio di personale sanitario, consentendo l’autosomministrazione. Tale aspetto libererebbe risorse umane preziose, che potrebbero essere riallocate verso altre funzioni sanitarie cruciali, come le campagne vaccinali, l’assistenza domiciliare ai pazienti e l’organizzazione complessiva del sistema di contact tracing.
* **Rilevamento Precoce:** Essi permettono il rilevamento di infezioni persino nelle fasi iniziali, un elemento fondamentale per contenere la propagazione del virus in ogni ambiente.
* **Accorciamento dell’Isolamento:** Favoriscono un accorciamento dei periodi di isolamento preventivo, sia in ambito scolastico che nella comunità generale, riallineandosi alle “migliori pratiche” nazionali e internazionali. Queste ultime erano state, purtroppo, dismesse frettolosamente in preda all’emotività generata dalla diffusione della variante VOC-202012/01 (comunemente nota come “Variante Inglese”), la quale, va sottolineato, non ha evidenziato caratteristiche biologiche che giustifichino una maggiore durata del periodo di infettività.
* **Protocolli Meno Restrittivi:** Promuovono l’introduzione di protocolli di contact tracing più equilibrati ma egualmente efficienti, come quello recentemente introdotto in Veneto, dove l’isolamento di una classe è disposto solo in presenza di due casi confermati (e non più uno solo). Questa maggiore agilità nel tracciamento, combinata con l’accessibilità dei test, consente un’adeguata ponderazione tra rischi e vantaggi.

Il collettivo ci tiene a specificare un punto fondamentale: l’uso di questi test è caldeggiato per le **finalità di tracciamento** (ovvero, l’individuazione di infezioni partendo da un caso sintomatico). Al contrario, il loro impiego per uno **screening generalizzato** dell’intera popolazione scolastica (test indiscriminati al di fuori del contact tracing) non trova fondamento scientifico. Considerando che la capacità di analisi di laboratorio non è illimitata, si chiede che l’impiego dei test salivari molecolari venga focalizzato sui contesti di reale necessità, come il contact tracing, e non per meri scopi di screening di massa.

Gli ambienti scolastici non necessitano di ulteriori campagne di screening. Si sottolinea come le indagini già condotte tra gli studenti abbiano rivelato un tasso di positività contenuto. Ad esempio, a Bollate, i test salivari molecolari hanno mostrato un’incidenza di positivi tra lo 0.59% e l’1%, un dato coerente con quanto emerso in altre realtà scolastiche in Italia (come Messina e Piancastagnaio) e a livello globale. Una recente revisione sistematica Cochrane, basata sull’analisi di 64 studi, ha ribadito che questa tipologia di test è più appropriata in presenza di sintomatologia o in contesti ad alto rischio (es. ospedali), piuttosto che per un’applicazione generalizzata.

Di fronte a generiche sollecitazioni per “aprire la scuola in sicurezza”, si precisa che l’ambiente scolastico è già intrinsecamente sicuro, grazie alle rigorose misure preventive e alle efficaci attività di tracciamento implementate, come attestato da studi nazionali e internazionali e confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’attuazione di uno screening indiscriminato, al contrario, veicola un messaggio fuorviante, che implica considerare gli studenti come “malati presunti” fino a prova contraria. Gli studenti appartengono alla fascia d’età meno colpita dal virus e hanno subito in modo sproporzionato le restrizioni imposte per il contenimento dei rischi, nonostante un crescente corpus di evidenze scientifiche che smentisce un loro ruolo predominante nell’accelerazione della pandemia. È inoltre fondamentale considerare gli impatti negativi, ormai ampiamente documentati da numerosi studi scientifici, delle misure di contenimento virale sulla salute e sul benessere di bambini e adolescenti.

Da un’ottica statistico-epidemiologica, l’esecuzione di uno screening parziale sulla popolazione senza rendere noto il numero di tamponi eseguiti per ciascuna fascia d’età (come avvenuto con la procedura dell’ISS a febbraio 2021) risulta metodologicamente errata. Quando si effettua uno screening sugli studenti, comunicando l’incidenza grezza e confrontandola con quella della popolazione generale (non sottoposta a test con la medesima accuratezza), si rischia di presentare un’incidenza artificiosamente elevata tra i giovani rispetto al resto della collettività.